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Posizionamento in Account-Based Marketing: uno per tutti, ma tutti diversi

C’è un paradosso interessante nel marketing B2B contemporaneo.

Tutti parlano di personalizzazione, ma pochi sono disposti ad andare fino in fondo.

Si parla di account-based marketing, ma poi ci si ferma a segmentazioni più o meno ampie, a messaggi che vogliono parlare a molti con l’illusione di parlare a ciascuno.

È un po’ come quei ristoranti che promettono cucina personalizzata ma poi ti portano comunque il menù del giorno.

Nel marketing industriale che funziona davvero, quello che risolve problemi reali e apre visioni nuove, il posizionamento marketing non può essere un compromesso tra ciò che siamo e ciò che il mercato “mediamente” vuole sentirsi dire.

Deve essere qualcosa di più preciso, più umano, più vero.

Parliamo molto di posizionamento, ma spesso senza una vera comprensione di cosa significhi veramente.

Non è uno slogan. Non è un payoff creativo. Non è nemmeno la dichiarazione che mettiamo sulla homepage del sito.

Il posizionamento marketing è il fondamento di tutto ciò che facciamo in marketing e vendite.

È la risposta alla domanda più importante che i nostri clienti si pongono: “Perché dovrei scegliere te?”

Eppure, in quante aziende il posizionamento è davvero chiaro?

In quante organizzazioni marketing, vendite e product parlano lo stesso linguaggio quando descrivono il valore che offrono?

Troppo spesso assistiamo a quello che April Dunford chiama “default positioning”: un posizionamento che deriva dalla storia del prodotto, da come è nato, non da come dovrebbe essere percepito dal mercato.

Il posizionamento marketing secondo April Dunford

April Dunford, che ha lavorato per oltre vent’anni con centinaia di aziende tecnologiche B2B, ha sviluppato una metodologia di posizionamento che parte da un’intuizione fondamentale: il posizionamento non è riempire gli spazi vuoti in una dichiarazione standardizzata, ma mettere al centro i tuoi punti di forza unici.

Nel suo approccio, Dunford definisce il posizionamento come il contesto in cui collochiamo il nostro prodotto affinché il suo valore risulti evidente ai clienti target.

Non è una questione di slogan o di claim pubblicitari.

È la risposta a una domanda più profonda: perché un certo tipo di cliente dovrebbe scegliere noi invece di qualsiasi alternativa disponibile?

La metodologia di Dunford identifica cinque componenti del posizionamento che sono interconnessi: le alternative competitive, gli attributi differenzianti, il valore unico che possiamo offrire, i clienti ideali e la categoria di mercato.

Questi elementi non stanno in piedi da soli.

Si tengono insieme come in un ecosistema, dove ogni pezzo influenza gli altri.

Secondo Dunford, il valore differenziato è ciò che possiamo fare per il business di un cliente che nessun’altra alternativa può fare.

È qui che inizia il vero lavoro. Perché in tecnologia siamo molto comodi a parlare di funzionalità e capacità avanzate, ma spesso sopravvalutiamo la capacità dell’acquirente di tradurre queste caratteristiche in valore concreto per il suo business.

Dove il posizionamento marketing sbaglia strada

Nella maggior parte delle aziende B2B, il posizionamento marketing nasce da una delle seguenti situazioni problematiche:

Il posizionamento per caratteristiche.

“Abbiamo machine learning avanzato, analytics di nuova generazione, storage ottimizzato.”

E quindi? Cosa significa tutto questo per il business del cliente?

L’errore è assumere che l’audience capisca il valore di queste capacità.

Ma spesso, anche chi usa quotidianamente soluzioni simili non comprende la tecnologia sottostante e perché dovrebbe preoccuparsene.

Il posizionamento non differenziato.

“Il nostro CRM rende facile tracciare le trattative.”

Perfetto.

Ma lo fanno anche tutti gli altri CRM sul mercato.

Se ogni alternativa offre lo stesso punto di valore, quel valore diventa irrilevante nella decisione d’acquisto.

Come sottolinea Dunford, la domanda da porsi non è “Perché scegliere noi?” ma “Perché scegliere noi rispetto alle alternative?”

Il posizionamento per categoria sbagliata.

A volte le aziende si incastrano in una categoria di mercato che non le valorizza.

Dunford racconta l’esempio classico del prodotto nato come “Microsoft Access killer” che poi diventa qualcosa di completamente diverso.

Il posizionamento marketing rimane ancorato alle origini del prodotto, non a ciò che è diventato e al valore che ora può offrire.

Questi errori hanno conseguenze concrete.

  • Il Marketing spende budget su messaggi che non risuonano.
  • Le Vendite deve lavorare il doppio per superare le assunzioni sbagliate che i prospect hanno già formato.
  • I cicli di vendita si allungano perché i clienti non capiscono velocemente il valore.

E alla fine, troppi deal finiscono in “no decision” – il nemico silenzioso che, secondo le ricerche citate da Dunford, fa perdere circa il 40% delle opportunità B2B.

Il posizionamento marketing nell’account-based marketing 1-to-1

Nel marketing tradizionale, quello dei grandi numeri, il posizionamento cerca un equilibrio.

Cerca un messaggio che funzioni per il maggior numero possibile di persone.

È la logica della produzione industriale applicata alla comunicazione: un messaggio unico per segmenti ampi.

Nell’account-based marketing vero, quello che io chiamo 1-to-1 per distinguerlo dalle sue versioni annacquate, questa logica viene capovolta.

Non si cerca il massimo comun denominatore. Si cerca la massima rilevanza per un numero molto piccolo di interlocutori. Spesso per uno solo.

Questo non significa avere posizionamenti diversi.

Significa avere un posizionamento marketing solido che poi viene declinato in modo estremamente specifico per rispondere ai pain di ogni singolo stakeholder coinvolto nel processo decisionale.

La differenza è sottile ma fondamentale.

Nel cosiddetto ABM “one-to-many” – quello che personalmente non considero nemmeno ABM vero – si creano messaggi per segmenti di account simili.

È ancora logica di scala, solo applicata a gruppi più piccoli.

Nel 1-to-1, invece, si va davvero in profondità. Si studia l’account specifico. Si mappano gli stakeholder. Si comprendono i loro pain individuali, i loro KPI, le loro paure, le loro ambizioni.

Questo approccio richiede un cambio di mentalità radicale.

Significa accettare che il valore del posizionamento marketing non sta nel raggiungere molte persone, ma nel risuonare profondamente con le persone giuste.

È la differenza tra urlare in piazza con un megafono e avere una conversazione significativa, guardandosi negli occhi, con qualcuno che può davvero cambiare il destino della tua azienda.

Facciamo un esempio concreto.

La tua azienda ha sviluppato una piattaforma di automazione per la supply chain.

Il tuo posizionamento marketing core potrebbe essere: “L’unica soluzione che riduce i tempi di risposta della catena di fornitura del 40% senza richiedere la sostituzione dei sistemi legacy esistenti”.

Questo è il tuo posizionamento.

Uno solo.

Ma quando entri in un account specifico nel settore farmaceutico, scopri che:

  • Il Chief Operations Officer è ossessionato dalla conformità normativa e dai tempi di approvazione FDA
  • Il Supply Chain Director vive nell’incubo delle interruzioni di fornitura di principi attivi dalla Cina e dall’India
  • Il CFO ha budget congelati e deve dimostrare ROI in sei mesi, non in due anni
  • Il CIO ha appena concluso una migrazione SAP dolorosa e costosa, e non vuole sentir parlare di “sostituire sistemi”
  • Il Quality Director deve garantire la tracciabilità completa di ogni lotto per audit e richiami

Il tuo posizionamento marketing rimane lo stesso.

Il valore differenziato core non cambia.

Ma la sua declinazione per ciascuno di questi interlocutori sarà radicalmente diversa.

Per il COO, parlerai di come la riduzione dei tempi di risposta del 40% si traduce in cicli di approvazione più rapidi, documentazione automatica per audit regolatori, e capacità di rispondere alle richieste FDA in ore invece che in giorni. Il tuo valore differenziato (velocità senza sostituzione di sistemi) diventa rilevante per il suo problema specifico (conformità e audit).

Per il Supply Chain Director, di come la stessa riduzione del 40% significa anticipare le interruzioni di fornitura, attivare fornitori alternativi in tempo reale, e mantenere i livelli di servizio anche durante crisi globali. Il tuo valore differenziato si declina sul suo pain specifico (continuità della fornitura).

Per il CFO, di come il fatto di non dover sostituire i sistemi esistenti significa costi di implementazione ridotti del 60%, ROI misurabile entro il primo trimestre invece che dopo due anni, e nessun budget nascosto per consulenze di migrazione. Stai parlando dello stesso valore differenziato, ma attraverso la lente dei suoi indicatori di performance.

Per il CIO, di come la vostra architettura si integra con SAP, Oracle e tutti i sistemi legacy senza toccare il core, senza richiedere team di integrazione enormi, e senza i rischi tipici delle sostituzioni di sistemi. Il tuo posizionamento marketing parla esattamente alla sua ferita più recente.

Per il Quality Director, di come la riduzione dei tempi di risposta include tracciabilità automatica end-to-end, documentazione conforme a 21 CFR Part 11, e capacità di isolare e tracciare lotti in minuti durante un richiamo. Il valore differenziato si collega direttamente alle sue responsabilità di compliance.

Cinque conversazioni diverse. Un solo posizionamento marketing.

Cinque declinazioni estremamente specifiche dello stesso valore differenziato core.

Il valore differenziato non si diluisce, si rifrange

Dunford insiste su un punto cruciale nel suo lavoro sul posizionamento marketing: il valore da solo non vince le trattative, vince il valore differenziato.

Se ogni alternativa sul mercato offre un determinato punto di valore, quel valore diventa irrilevante nella decisione d’acquisto.

Nel marketing 1-to-1 questo principio diventa ancora più importante e, al tempo stesso, più complesso da applicare.

Il tuo valore differenziato è come un prisma: la luce che entra è una, ma quando attraversa il prisma e incontra gli angoli diversi degli stakeholder, si rifrange in colori diversi.

Ogni stakeholder vede il colore che è rilevante per lui, ma la fonte luminosa è sempre la stessa.

Questa metafora non è solo poetica. È precisamente ciò che distingue un buon posizionamento marketing nell’ABM 1-to-1 da un approccio confuso o, peggio, manipolativo.

Il valore differenziato core rimane intatto.

Non lo annacqui. Non lo cambi. Non inventi varianti diverse per persone diverse. Quello che fai è mostrare come quel valore risolve problemi specifici, reali, documentati di ciascun interlocutore.

Questo richiede un lavoro di comprensione profonda che va ben oltre le personas generiche o i buyer’s journey teorici.

Non basta sapere che il CFO si preoccupa dei costi. Bisogna capire perché. Qual è la pressione che sta subendo? Da dove arriva? Quale obiettivo personale o di team è in gioco? Quale conversazione dovrà affrontare con il CEO a fine trimestre? Quale numero deve dimostrare al board per mantenere credibilità?

Nel contesto B2B industriale, raramente un solo stakeholder prende decisioni di acquisto significative in autonomia.

Le ricerche mostrano che mediamente sono coinvolte 6-10 persone in un processo decisionale complesso. Ciascuna di queste persone ha:

Un pain specifico.

Qualcosa che li tiene svegli la notte. Un problema concreto, misurabile, urgente. Non il pain generico del loro ruolo, ma il pain specifico della loro situazione attuale, in questa azienda, in questo momento.

Una vision specifica.

Non solo cosa vogliono evitare, ma dove vogliono arrivare. Come immaginano il futuro della loro funzione, del loro team, della loro carriera. Cosa li eccita quando pensano alle possibilità.

Un linguaggio specifico.

I KPI che usano. Le metafore che risuonano con loro. I benchmark con cui si confrontano. Il CFO parla il linguaggio del capitale investito e del ritorno. L’IT parla di uptime, integrazione, scalabilità. Il COO parla di throughput, qualità, conformità.

Una rete di relazioni interne.

Chi devono convincere? A chi devono rendere conto? Chi potrebbe ostacolare la loro decisione? Il CIO potrebbe essere entusiasta della tua soluzione, ma se il CISO ha preoccupazioni sulla sicurezza che non affronti, il deal muore.

Il posizionamento marketing efficace nell’ABM 1-to-1 parla a tutti questi livelli, per ciascun interlocutore, rimanendo assolutamente fedele al valore differenziato core.

Non è facile.

Richiede ricerca, ascolto, empatia, precisione.

Ma quando funziona, crea una forza competitiva che nessun concorrente con approccio generico può replicare.

L’etica del posizionamento personalizzato

C’è chi potrebbe obiettare: “Ma questo non è manipolazione?

Non è raccontare cose diverse a persone diverse?”

No, se fatto con onestà intellettuale.

E questa distinzione è fondamentale, specialmente in un’epoca in cui la personalizzazione può facilmente scivolare nell’inganno.

La manipolazione è quando cambi la sostanza. Quando prometti cose che non puoi mantenere.

Quando nascondi limiti o problemi.

Quando dici al CFO che riduci i costi del 30% e al CIO che aumenti la ridondanza (che costa).

Quando affermi al COO che acceleri i processi di approvazione e al Quality Director che aumenti i controlli (che rallentano).

Queste sono contraddizioni sostanziali. Sono bugie.

Il posizionamento marketing personalizzato etico è completamente diverso.

È quando mantieni la tua promessa core intatta, ma la colleghi in modo autentico ai problemi reali, specifici, individuali di ciascun interlocutore.

È un atto di empatia e precisione, non di inganno.

Come dice Dunford, i clienti sono esperti di pain, noi siamo esperti di soluzioni.

Il nostro lavoro è fare quella traduzione da caratteristiche a valore per loro.

Nel contesto dell’ABM 1-to-1, questa traduzione diventa un’operazione sartoriale.

Prendiamo le misure esatte.

Cuciamo addosso al singolo interlocutore la storia di come il nostro valore differenziato risolve esattamente il suo problema specifico.

Ma c’è un test semplice per verificare se stai facendo posizionamento marketing etico o manipolazione.

Immagina di mettere tutti gli stakeholder nella stessa stanza e di presentare a tutti le tue declinazioni specifiche.

Se qualcuno dice “Ma a me hai detto una cosa diversa” e tu devi arrampicarti sugli specchi, stai manipolando.

Se invece tutti annuiscono perché riconoscono lo stesso valore core declinato sui loro problemi specifici, stai facendo buon posizionamento.

C’è anche una dimensione di utilità genuina.

Nel loro libro “The Framemaking Sale”, che Dunford cita nei suoi post recenti, Brent Adamson e Karl Schmidt distinguono tra ciò che i vendor pensano ispiri confidenza (“Usato dall’80% del Fortune 500”, “Leader del settore”) e ciò di cui i buyer hanno veramente bisogno per decidere con sicurezza:

  • Quanto siamo sicuri di aver esplorato a fondo le alternative?
  • Quanto siamo sicuri di poter implementare la soluzione scelta?
  • Quanto siamo sicuri di aver fatto la scelta migliore per la nostra azienda?

Il posizionamento marketing personalizzato etico aiuta ciascuno stakeholder a rispondere a queste domande nel contesto del loro ruolo e delle loro responsabilità specifiche.

Non vinci vendendo più forte.

Vinci aiutando i clienti a capire come comprare con fiducia.

Questo approccio richiede anche coraggio.

Il coraggio di dire “no” quando il tuo valore differenziato non è la soluzione giusta per quel cliente.

Il coraggio di essere trasparenti sui limiti. Il coraggio di perdere un deal oggi per costruire reputazione domani.

Nel marketing industriale serio, quello che costruisce relazioni di lungo periodo, l’etica non è un freno al business.

È un acceleratore.

Perché i clienti che comprano con piena comprensione e fiducia diventano riferimenti, advocate, partner strategici.

Quelli che comprano sulla base di promesse gonfiate o vaghe diventano clienti insoddisfatti, churn, e reputazione danneggiata.

La disciplina dell’uno

Tutto questo richiede disciplina. La disciplina di non cedere alla tentazione dei grandi numeri. Di non dire “ma se personalizziamo così tanto, raggiungiamo troppo poche persone”.

Questa obiezione torna costantemente.

È comprensibile.

Siamo cresciuti in un’era di marketing che misurava il successo in reach, impression, volume.

Più grande il numero, meglio è. Ma nel B2B industriale complesso, questa logica non funziona.

Anzi, è controproducente.

Nel B2B complesso, spesso le decisioni coinvolgono 6-10 stakeholder per account.

Se lavori su 10 account strategici – quelli che, se li vinci, cambiano veramente la traiettoria della tua azienda – stai parlando con 60-100 persone.

Non sono numeri piccoli. Sono persone ad alto valore, con potere decisionale reale, che controllano budget significativi.

Se riesci a far risuonare il tuo posizionamento marketing in modo specifico e rilevante per ciascuna di queste 60-100 persone, hai un’arma competitiva che nessun concorrente con approccio “one-to-many” può replicare.

Loro parlano a migliaia di persone con messaggi generici.

Tu parli a 100 persone con precisione chirurgica.

Chi vince secondo te?

Ma c’è un prerequisito fondamentale: devi avere un posizionamento marketing solido da cui partire.

Se non hai chiarezza sul tuo valore differenziato core, se non sai rispondere con precisione a “Perché dovrebbero scegliere noi rispetto alle alternative?”, allora tutte le personalizzazioni del mondo non ti salveranno.

Saranno solo variazioni su un tema confuso.

Questo è il motivo per cui il framework di Dunford è così prezioso nel contesto dell’ABM 1-to-1.

Ti dà il metodo per costruire quel posizionamento marketing core solido.

Ti costringe a partire dalle alternative competitive reali – non da quelle che immagini, ma da quelle che i clienti effettivamente considerano, incluso lo status quo.

Ti porta a identificare i tuoi attributi davvero differenzianti.

Ti aiuta a tradurre quegli attributi in valore per il business.

Ti guida nella definizione di chi sono i clienti che hanno più bisogno di quel valore.

Una volta che hai questo, sei pronto per l’ABM 1-to-1.

Senza questo, stai solo facendo personalizzazione superficiale su fondamenta traballanti.

La domanda quindi non è: “Come facciamo a scalare questo approccio?”

La domanda vera è: “Quali sono gli account che, se li vinciamo, cambiano la traiettoria della nostra azienda?”

E poi: “Chi sono le persone in quegli account che devono dire sì?”

E infine: “Come possiamo dimostrare a ciascuna di queste persone che comprendiamo esattamente il loro problema specifico e abbiamo la soluzione differenziata che stanno cercando?”

Questo cambio di prospettiva è radicale.

Richiede di abbandonare metriche di vanità come impressions o lead volume. Richiede di investire tempo significativo nella ricerca e comprensione di singoli account.

Richiede coordinamento stretto tra marketing, vendite e customer success.

Richiede contenuti personalizzati, touchpoint pensati, conversazioni preparate con cura.

È faticoso?

Sì, molto.

Scala male nel senso tradizionale?

Sì, se per scala intendi raggiungere migliaia di persone con lo stesso messaggio.

Ma scala magnificamente se intendi vincere gli account che contano davvero.

Funziona?

Quando è fatto bene, con un posizionamento marketing solido alla base e con dedizione alla personalizzazione etica e profonda, funziona straordinariamente bene.

Perché alla fine, nell’era del rumore infinito e delle promesse generiche, l’unica cosa che veramente rompe il muro dell’indifferenza è qualcuno che ti dimostra di averti capito davvero.

Non come segmento.

Non come persona.

Come te.

Il posizionamento marketing nell’account-based marketing 1-to-1 non è un esercizio di comunicazione.

È un esercizio di comprensione profonda, empatia autentica e articolazione precisa di come la tua differenza risolve i loro problemi specifici.

È la scelta consapevole di privilegiare la profondità sulla scala, la rilevanza sul volume, l’impatto sulla visibilità.

E forse, proprio forse, è anche un modo più umano di fare business.

Uno in cui le persone non sono target da colpire, ma individui da comprendere.

Uno in cui il marketing non è interruzione, ma conversazione significativa.

Uno in cui vinci non perché hai urlato più forte, ma perché hai ascoltato meglio.

Fonti:

  • Dunford, April. “Obviously Awesome: How to Nail Product Positioning so Customers Get It, Buy It, Love It”
  • Dunford, April. “Sales Pitch: How to Craft a Story to Stand Out and Win”
  • Dunford, April. “A Quickstart Guide to Positioning”, aprildunford.com
  • Adamson, Brent & Schmidt, Karl. “The Framemaking Sale” (citato da April Dunford)
  • LinkedIn profile and posts di April Dunford, 2024-2025

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